Non salvarli dalle emozioni

La nostra società è concentrata sulla gestione delle emozioni e sulla buona riuscita in questo. E’ un ottimo proposito, un buon passo avanti rispetto a prima quando si pensava solo (e necessariamente) a portare i soldi a casa per comprare il pane e il pezzo di bollito per la domenica. Al tempo le emozioni erano messe in secondo piano, prima c’era la sopravvivenza. Prima c’era la libertà, la pace. Quella vera, quella dalle guerre.



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Fortunatamente viviamo in terra di pace (altrimenti non avresti voglia di leggere questo mio articolo, avresti ben altro da fare), abbiamo acquisito libertà fondamentali. Ora sì che possiamo occuparci della sfera emotiva. Ora sì che le persone divorziano, si permettono di dire che sono infelici. Ora si che le persone di licenziano e vogliono cambiare vita. Ora sì che sui social dichiariamo il nostro stato d’animo.

Ora è un po’ tutto esagerato. Siamo felici, dobbiamo essere felici… sui social. Siamo contenti, curiosi, stupiti. Ancora per le neo-mamme è tabù dichiararsi perdute, frustrate, imprigionate in questo nuovo ruolo di donatrice di vita e di tempo (tutto il tempo!). Le mamme su internet sorridono e poi da sole piangono. Chi di noi comprende questo meccanismo si salva. Si “cura”. Chi di noi si prende cura di sé e delle proprie emozioni impara a gestirle.

Il rischio di questa attenzione alle emozioni e voler proteggere a tutti i costi i nostri piccoli dalle emozioni che fanno soffrire. Li vogliamo proteggere dal dolore, dalla frustrazione, dalla delusione, dalla paura, dalla tristezza… E’ bellissimo essere lì, confortare, abbracciare, impedire al male di avvicinarsi.

Poi però arriva la scuola elementare.

Alla scuola materna sono ancora patatoni, interagiscono senza veramente interagire profondamente. Meglio che al nido, mai come alle elementari. Il loro interesse è più nelle maestre che nei compagni, nei giochi piuttosto che negli altri esserini alti un metro come loro.

Alle elementari inizia il flusso emotivo che si chiama vita! Alle elementari si formano i gruppi, le amicizie, le gelosie, i litigi, i rituali per fare pace, i fidanzatini, i gruppi di fidanzatini, la competizione, la slealtà. Queste sono le elementari. Il grande problema è che tu alle elementari con tuo figlio non ci sei. Non sei lì a difenderlo, proteggerlo, trovare una soluzione o cercare un compromesso per lui.

Alle elementari, tuo figlio è da solo a gestire le sue emozioni in relazione con la sua società. Non salvarlo dalle emozioni. aiutalo a capirle e a gestirle. Eccoti una serie di domande che puoi porre a tuo figlio quando succede qualcosa di nuovo. Fallo ancor prima delle elementari. Aiutarlo a auto-gestirsi emotivamente è ancora più importante che aiutarlo a gestire i propri comportamenti.

Cos’è questo sentimento che provo nel corpo?
Come lo posso definire?
Come lo posso gestire?
Chi conosco che lo gestisce bene?
Cosa posso dirmi per coltivare l’emozione positiva o per ridurre l’emozione “negativa”?
A cosa mi può servire questo sentimento ora? E in futuro?
Come posso risolvere se ho qualcosa da risolvere?
Come mi sentirò quando le cose saranno risolte?

Accompagna tuo figlio, sempre. Non solo ad imparare a usare la forchetta, a dire mamma o ad allacciarsi i lacci delle scarpe. Accompagnalo a capire e gestire le emozioni, prima insieme e poi sarà in grado di farlo bene da solo, nella sua società di piccolo essere nel mondo.

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