Emozioni dei figli: SOLITUDINE e RIFIUTO

Emozioni dei figli: SOLITUDINE e RIFIUTO

Le emozioni dei figli sono qualcosa di misterioso per molti genitori. Ne conosco molti che si aspettano che i propri figli siano già capaci di intendere le più fini sottigliezze emotive.



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migliorare relazioni famigliari » PNL & Bambini » Debora Conti » Sperling & Kupfer » Figli Felici » Crescita Personale » Debora Conti Ne conosco altri poi, o forse le due categorie si sovrappongono spesso, che attribuiscono ai propri figli poteri manipolatori e furbizie decisamente fuori dalla loro portata evolutiva.

I bambini sono esseri che crescono in continuo, e con loro le loro emozioni. Se ti sei trovato in una delle due tipologie di genitore di cui sopra, sappi che le emozioni dei nostri figli sono molto semplici all’inizio: il figlio vuole attaccamento, appartenere, esplorare e ridere.

Ecco cosa non sopporta un bambino: di essere lasciato solo e di sentirsi negato, proprio dall’oggetto del suo più grande amore, noi genitori. Oggi parliamo di solitudine e rifiuto, due emozioni che fanno male ai nostri bambini.

Cosa ci fanno capire loro?

I piccolissimi ce lo fanno sapere urlando appena si svegliano in una stanza e non percepiscono la presenza di mamma o nessun altro adulto di riferimento. I più grandicelli vogliono restare attaccati alle gambe di mamma o della persona famigliare al suo fianco in quel momento, soprattutto quando vogliono una coccola, quando sono stanchi e quando sono stati per tanto tempo fuori dal nucleo famigliare, per esempio dopo scuola.



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Fino all’adolescenza, in cui il figlio ricerca solitudine in casa (anche se necessita sempre di un appoggio, più emotivo e mentale che fisico però), i nostri bambini (cresciuti) vogliono sentirsi parte del gruppo, prima noi e poi gli amici.

Cosa dice la Positive Discipline?

La Positive Discipline, alla base di studi psicologici del suo fondatore Rudolf Dreikus, ci insegna che due sono i sentimenti che i nostri bambini vogliono avere soddisfatti. In inglese suonano meglio: belonging & significance. Cioè appartenenza e essere riconosciuti. Lo stesso Dreikurs nei suoi testi base ci insegna che se queste due emozioni dei figli non vengono soddisfatte, loro si comportano “male”.

Sta al genitore attento e accorto a sapere che il figlio si ribella, si chiude in sé, fa i capricci, aggredisce proprio perché vede mancare la sua terra sotto i piedi: il fatto di appartenere (a te, a noi) e di essere riconosciuto (come essere distinto e parte del gruppo famigliare, voi).

Ecco cosa è dannoso allora:


1.Lasciare un figlio da solo per troppo tempo.
Anche fosse in salotto o nella sua stanzetta a giocare per molte ore (non dico per mezz’oretta che promuove indipendenza e altre sane capacità). Non fargli la festa quando lo rivedi dopo la scuola. L’antidoto? Dargli la tua attenzione e il tuo amore, farti vedere ogni tanto in stanza e sistemare due cose, fargli una domanda e coinvolgerlo.

Fare almeno una attività al giorno insieme (parlare per i più grandicelli, disegnare o giocare per i più piccini). Se sei distante per lavoro, fatti vivo: per telefono, Skype, canzoncine registrate sul registratore di whatsup di mamma (o papà) emoticons su skype, foto, disegni, video chiamate… Anche se distante, tuo figlio saprà che ci sei: che lo riconosci e che lui (o lei) appartiene a… voi.

Lo sapevi?

Lo sapevi che il cuore ha un suo campo elettromagnetico che riesce a influenzare fino a un metro oltre il nostro corpo? Il campo elettromagnetico del cuore raggiunge distanze “relazionali” proprio grazie al pompaggio e alla risonanza che ne deriva. Se il tuo cuore è calmo, influenzerai (senza parlare) anche le persone attorno a te, figli, amici, colleghi, parenti.

2.Ignorare le sue emozioni e le sue obiezioni (o ribellioni)…
è questo il “rifiuto” di cui parlo. Non il rifiuto della caramella o del gioco. Queste sono delusioni necessarie alla crecita. Io parlo di rifiuto di lui o lei come bambino.

L’antidoto? Anche se siete in disaccordo, tu genitore dovresti sempre accogliere la sua emozione o reazione emotiva a un fatto. Riconoscendola e poi suggerendo un comportamento corretto non lo lasci da solo, ma lo aiuti ad accettare ogni emozione, anche le più “negative”, a capirle e a veicolarle.

Per riassumere questo articolo, potrei suggerire a tutti noi genitori di a) non pretentere mai di essere perfetti, b) di amare sinceramente i nostri figli, senza pensare a doppi giochi, malignità da parte loro, c) pensarla come ci suggerisce la Positive Discipline: CONNECTION BEFORE CORRECTION, cioè connettiamoci prima di correggere. rispettiamo le emozioni dei nostri figli e aiutiamoli a riconoscerle e a gestirle.



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Ciao, sono Debora, sperò che questo articolo “Emozioni dei figli: SOLITUDINE e RIFIUTO” ti sia piacito. Se hai una domanda sull’argomento lasciami un commento e sarò molto felice di risponderti. Per approfondire puoi guardare anche il video, di presentazione del metodo Figli Felici. Ciao, grazie e a presto!


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