Come puoi AIUTARLO quando prova ANSIA per la SCUOLA?

Provare ansia per la scuola è più comune di quanto si pensi: c’è chi manifesta il disagio verbalmente, chi sente mal di pancia, chi lo finge, chi fa i capricci…



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Cosa fare allora se tuo figlio non vuole andare a scuola e ha paura di sbagliare, della maestra che lo sgrida e urla, degli altri compagni? Non ho le risposte magiche naturalmente – ormai mi conosci – ho però delle domande magiche, in primis per capire e poi per far agire direttamente tuo figlio.

1.Fai domande per capire quale sia il disagio.
Perché prova ansia per la scuola? Cosa la provoca? Un compito? L’insicurezza per quest’ultimo? Un insegnante scortese o aggressivo? Dei compagni? E’ fondamentale quale sia il disagio. Tuo figlio resta da solo tante ore della giornata: si confronta con altri, affronta compiti nuovi, vive giudizi e verifiche… Lo sai benissimo, essere studente a volte è duro e ingiusto.

2.Se si tratta dello studio…
Fatti domande e indaga su internet. Studia bene o perde tanto tempo sui libri? Sì, hai letto bene: “perde”. Lo studio non deve essere una sofferenza ma fonte di conoscenza. Ha un metodo di studio? Ci sono libri che possono aiutarti ad aiutarlo? Ma certo che sì, te ne parlo proprio perché conosco corsi e libri di esperti che aiutano a studiare. Pensala a confronto di ciò che fai tu? Per scrivere al computer, è più facile e veloce con un dito o con dieci? (ma anche se fossero 7…!) Per imparare a cucire c’è un metodo, fare a maglia pure, correre, nuotare, per tutto c’è un metodo: perché non per studiare?



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3.Se si tratta dell’insegnante.
Dunque, come prima regola cercherei di non andare contro l’insegnante a prescindere. Parlar male dell’insegnante a casa è controproducente per tutti. L’insegnante perde di autorevolezza ma anche la figura dell’educatore in generale… E il genitore ne fa parte. Non parlare male dell’insegnante quindi. Se fa cose che tu ritieni dure o esagerate parlane con l’insegnante stesso e poi al preside se necessario. Se l’insegnante cerca solo di mantenere un po’ di disciplina (e silenzio) in classe, probabilità molto più comune, allora spiega a tuo figlio che la maestra o il maestro vorrebbero collaborazione. Mettili nei panni dell’insegnante: se volessi dire qualcosa alla classe anche tu, non sarebbe più facile se tutti ti ascoltassero? Magari in silenzio? Cosa faresti? Come chiederesti silenzio? E così si scopre che se la maestra batte le mani lo fa per attirare l’attenzione senza sgolarsi (non un ottimo modo ma comprensibilissimo!).

4.Se si tratta di compagni
I compagni non giocano con lui? Lo isolano? O peggio, lo insultano? Devo dire che oggi i bambini sono meno “cattivi” di una volta. Le grandi diversità che spaventano gli adulti non toccano minimamente i nostri figli. Ce n’è una che non mangia il prosciutto, l’altro che disegna durante religione e uno che ha la pelle marrone come il cioccolato. Punto. Ciò che invece potrebbe generare ansia per la scuola è il fatto di restare da soli all’intervallo, di essere esclusa dal cerchio delle amichette. E allora, anche qui, prima di minimizzare oppure prima di dare la colpa agli altri e parlarne male, chiediti se puoi fare qualcosa per avvicinarli. Puoi invitarne a casa qualcuno a volte? Puoi fermarti ai giardinetti con i compagni dopo la scuola a volte? Puoi comprargli un gioco o le carte da scambiarsi all’intervallo?



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5.E se l’ansia da scuola dipendesse dalle (esagerate) aspettative dei genitori?
Ecco, l’ho detto. Non è da poco, non è raro, è piuttosto comune vedere genitori super demanding nei confronti dei propri figli, hanno aspettative altissime su voti scolastici e mostrano delusione e tensione se il figlio porta a casa un voto – a detta loro – mediocre. Intendiamoci, io sto dalla parte del voto “mediocre”. Spesso questo voto è un bel 7, non 10 come si usa molto fare oggi. Il 7 implica magari che ha capito ma che alla fine si è distratto. E allora? Piuttosto che arrabbiarsi, allenatevi serenamente a casa per velocizzare i ragionamenti e le risoluzioni. Mi permetto un pensiero extra: statisticamente si sa, le persone che lavorano per ciò che hanno studiato sono poche. La scuola serve per un metodo, per crescere socialmente ed emotivamente, oppure per dare nozioni precise che serviranno sul lavoro? Pensaci se fino a ieri ti aspettavi sempre un 10.

In generale, come vedi, le domande da rivolgersi sono per te se e come puoi aiutarlo agevolando le sue soluzioni e per lui promuovendo soluzioni alla sua altezza. E questo dona potere e stima di sé.



Ciao, sono Debora, sperò che questo articolo “Come puoi AIUTARLO quando prova ANSIA per la SCUOLA?” ti sia piacito. Se hai una domanda sull’argomento lasciami un commento e sarò molto felice di risponderti. Per approfondire puoi guardare anche il video, qui sotto, di presentazione del metodo Figli Felici. Ciao, grazie e a presto!


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Comments 2

  1. Ciao Debora. Il tuo articolo mi ha dato degli spunti di riflessione anche se ho un dubbio su come responsabilizzare mia figlia di 8 anni a fare i compiti e controllarsi lo zaino. Ogni giorno le devo ricordare di controllare il diario per veredere quali compiti deve fare e per organixzzarsi la cartella per il giorno dopo. Se deve studiare legge una volta e poi mi chiede di farle delle domande. Io le ho spiegato che deve leggere cendo quello che sta leggendo più volte e poi mi racconta quello che ha capito. Che questo vuol dire studiare. Pratica equitazione ma non vedendo nessun impegno da parte sua le ho detto che se non si impegna di più, a malincuore deve rinunciare allo sport. Ieri dopo l’attività doveva fare i compiti per oggi ma non li ha fatti e non si è preparata neanche lo zaino. e così per giovedì devo disdire la lezione di equitazione perchè prima viene la scuola.
    E’ in terza e son due anni che le dico di controllare i compiti dopo la merenda.

    secondo te sbagllio qualcosa? io non so più cosa fare…le dobbiamo dire sempre tutto…di fare la pipì quando si alza dal letto, lavare i viso…lavare le mani prima di mangiare….mi sembra di avere una bambina di due/tre anni non di 8 🙁
    Roberta

  2. Ciao carissima Roberta,
    ti capisco, anche io mi trovo certe volte a ripetere le stesse cose.
    Bisogna fare diverse considerazione:
    ha “solo” 8 anni ma ha “già” 8 anni. La miglior cosa che ti suggerisco è di creare delle routine, sia per l’igiene personale sia per i compiti e il diario. Quando le routine sono create, ti suggerisco di spronarla a seguirle NON dicendo le cose, ma chiedendole cosa c’è da fare, e poi? e poi? Responsabilizzandola.
    Considera il silenzio, se ti chiede cose “pleonastiche” non devi necessariamente rispondere alla 101sima volta. Sii presente ma non rispondere. Considera le “conseguenze” che non sono punizioni. Togliere equitazione come conseguenza è più logico che toglierla come punizione. Toglila per mancanza di tempo, di organizzazione da parte sua… Naturalmente se vorrai approfondire i concetti, trovi tutto sulla formazione online.

    Buona educazione,
    Debora

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